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Ettore Giuradei

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Recensioni

CONTINUA A CRESCERE L'INTERESSE PER "LA REPUBBLICA DEL SOLE" DI ETTORE GIURADEI
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XL di Repubblica



IL VENERDI di Repubblica

Repubblica del Sole ci sarà per forza. Scomparirà la vergogna e la vita scoprirà finalmente il suo senso di gioco, d'assoluta perdizione nel piacere del pensiero e dell'azione”. Parola di Ettore Giuradei, ventinovenne musicista/attore teatrale bresciano (già vincitore del Premio Mei d'Autore 2008 e ospite al Premio Tenco lo stesso anno) che con il suo terzo lavoro firma anche il disco della definitiva maturità artistica e, si spera, della consacrazione in un panorama musicale sempre più animato dai migliori giovani alunni della più fiorente tradizione cantautorale italiana. I nomi di riferimento ci sono (Fossati, Bersani), il bello è che le loro voci e lezioni sonore sono state talmente ben assimilate da risultare soltanto echi tra le corde di un artista che ha trovato la sua voce unica e inconfondibile. Ettore (come al solito in combutta col fratello Marco, multi-strumentista e co-produttore artistico) racconta a ruota libera con il suo stile bizzarro, surreale e graffiante al tempo stesso, tra gioco ed utopia affabula senza sosta l’ascoltatore e lo incanta con le sue storie d’amore disinibite, canta di dipendenze, conformismi e di nostalgie, di sogni, addii e magie. Contro il vuoto pneumatico dei talent-show, dei tanti pseudo idoli esibiti in vetrina dalla major di turno e poi rapidamente dimenticati, un artista di razza, un album da godersi lentamente brindando a quanto ancora di buono c’è all’ombra della nostra ‘Repubblica’.
ROCKERILLA - feb. 2011

NUOVE RECENSIONI PER "LA REPUBBLICA DEL SOLE" DI ETTORE GIURADEI
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JAM



IL SECOLO XIX


CONTINUA IL TOUR DI ETTORE GIURADEI
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Secolo XIX


11/02/2011 - Recensione di Fabio Antonelli

Questo terzo disco di Ettore Giuradei è un po’ come “Maison Maravilha Viva” di Joe Barbieri, chi conosce bene il disco di Joe e si mette ad ascoltare “La repubblica del sole” mi dirà che son pazzo, perché non c’è proprio nulla che accomuni i due lavori e l’affermazione fatta così, senza darne alcuna spiegazione può sembrare decisamente folle.

Cercherò di spiegarmi meglio, “Maison Maravilha Viva” ha avuto e ha tuttora su di me una sorta di effetto ipnotico, Joe non ha assolutamente una grande voce, anzi quasi sussurra più che cantare, le sue canzoni sono strutturalmente abbastanza classiche, i temi molto intimi e personali, ma l’effetto d’insieme direi che è strabiliante, una vera meraviglia che è come droga.

Allo stesso modo Ettore non ha proprio una bella voce nel senso classico del termine, anzi a qualcuno potrebbe addirittura risultare fastidiosa, il sound attuale, dopo la transizione di “Era che così” è tornato a virare ad un rock piuttosto classico ed energico, mentre i testi si sono quasi ridotti all’osso, eppure l’effetto finale è quasi dirompente ed anzi, se la vitalità è già notevole su disco, posso assicurarvi per esperienza diretta, che i suoi live sono ancora più trascinanti, grazie anche alla bravura dei comprimari presenti ovviamente anche nella versione su disco e per le proprie capacità teatrali.

E’ sempre difficile cercare di spiegare le sensazioni e le emozioni trasmesse da un disco, ma nel caso dei suoi dischi direi che l’impresa è ancor più ardua, direi subito, a scanso d’equivoci, che rispetto ad esempio al lavoro precedente il disco nel suo complesso mi è risultato immediatamente apprezzabile, più diretto, più lineare, più facilmente accessibile.

E’ vero, non sempre tutto è pienamente comprensibile, proprio come accadeva anche nei precedenti lavori, ci sono a tratti immagini che sembrano più frutto di abusi etilici o peggio che non lucide espressioni razionali, però spesso sono proprio questi i passaggi più torbidamente attraenti, quasi che il mistero ne acuisse l’effetto.

Si diceva delle sonorità legate al mondo del rock, il suo resta, però un rock molto personale, diverso dai cliché abituali cui ormai siamo abituati in Italia, intendo tipo Luciano Ligabue o Vasco Rossi (ammesso che Vasco Rossi abbia mai fatto rock), mentre la costruzione dei testi e non solo, è ormai sospesa tra pop e canzone d’autore, ci sono le frasi brevi, efficaci e ripetitive del pop, ma ci sono anche i contenuti più profondi quelli che caratterizzano la canzone d’autore.

Il disco si apre con la title-track “La repubblica del sole”, sicuramente uno dei pezzi più solari dell’intero disco ed ispirato a “La città del sole” di Tommaso Campanella, un’opera filosofico letterario in cui l’autore idealizzò un modello di società pacifica e giusta in un luogo immaginario, un’evidente utopia, visto soprattutto l’abisso tra la realtà storica attuale e l’esigenza, sentita dall’autore, di un rinnovamento civile e spirituale profondo, la stessa utopia la ritroviamo qui “ci saranno i suonatori a occupare le poltrone”. Il brano è perfettamente costruito ed il ritornello “Sarà la limpida Repubblica del Sole / stupido non ridere perdonami” entra subito in testa, come un grimaldello, grazie anche all’ottima musicalità del brano.

Certamente più legata ai bisogni umani è “Strega” dove sono gli istinti più carnali ed irrefrenabili a prendere il sopravvento, è ispirata all’immagine peccaminosa di Cleopatra che è descritta così “prima la pelle con il tuo profumo / tutte le voglie, siamo come i cani / che brami che vita ricami”, sono le chitarre ad introdurre il pezzo, anche se poi è soprattutto il piano del fratello Marco a rendere affascinante il brano e ad allentarne la tensione. Brucia di desiderio.

“Piedi alati”, blues con un bel sound trascinante ed ottimi riff, il pianoforte di Marco sempre in primo piano, ci parla ancora di desiderio e sensualità, qui i vari lalalà s’inseriscono alla perfezione nel castello sonoro costruito da Ettore, sembra quasi di essere immersi in un’orgia “piano piano il vestito / la lasciava per il pavimento / nuda a districarsi tra più mani / urlando alla fertilità / sono pronta / a chi tocca / senza fretta / c’è posto per tutti”, l’atmosfera suggerita mi ricorda tanto quella di “Easy wide shut”.

Ritmo indiavolato, sostenuto da un pianoforte tambureggiante almeno quanto le percussioni, “Sbatton le finestre” ci parla ancora di amore, un amore travolgente e passionale “riparto con lo slalom / la gincana / il freno a mano da lasciare / c’è tutta quella carne / il vestito vuol scoppiare”.

Molto bella è “Eva”, un inno alla donna in quanto donna, cui l’uomo è comunque legato a doppio filo sempre e comunque, nella buona come nella cattiva sorte “Se m’andrà bene t’amerò per sempre / se m’andrà meglio morirò per te / se m’andrà male sarai solo voce / se sarà peggio un’abitudine”, musicalmente è piuttosto tesa, con le chitarre elettriche a farla da padrone.

Con “Paese” si cambia sicuramente tema, si torna a guardare il nostro povero paese e se il brano d’apertura era utopistico, qui, ci si trova a faccia a faccia con la dura realtà di oggi, per Ettore ognuno deve necessariamente assumersi le proprie responsabilità “non è per colpa mia / te che non fai niente / di cosa ti lamenti / sei la vita dei morti / sei la fotografia / dell’ultimo ignorante / col fazzoletto verde”.

Delicata, solo pianoforte e voce, se non per la chiusura del violoncello, “Il vicino” affronta invece un tema molto scottante e lo fa con bei versi “quella finestra / che è sempre chiusa / quel rumore così lontano / lo senti tutto / che sforzo forte / per far dormire / le mani morte … e che si vigili / sulla sua anima / che la morale del cardinale / ci serve solo / perché chi viola / si senta male / la malattia dell’orientale”, interessante il contrasto tra la dolcezza musicale e la drammaticità del tema.

“4 Matrimoni” è un brano che cresce piano piano, prima c’è solo la chitarra, poi entra il piano, fino all’irruenta esplosione delle chitarre elettriche, giusto un attimo prima della seconda parte, disperata, del ritornello “non capirai mai guardami”, la situazione sembra forse celare il dramma di una doppia vita “porterò dodici donne / a un tavolo quadrato / a porgersi turbate alle mie voglie / al desiderio di fare ciò che sono” e poi più oltre “ho perso per piacere / la strada più sbagliata”, non tutto è chiaro, però sembra una situazione di un’attualità disarmante.

Nella successiva “Sensazioni” Giuradei sembra ancora voler riflettere sull’attuale situazione di sbandamento, quasi d’incoscienza, che caratterizza anche la persona più normale, quella che “se ha freddo si copre / si lava / con una preghiera / con bandiera rossa / non sa perché prega / non sa perché canta”. La sensazione che si avverte è di spaesamento.

La chiusura è affidata ad una brevissima canzone, neanche due minuti, intitolata “Macchinina cocaina”, il tema è molto attuale, ossia la dipendenza di molti uomini dalle macchine da poker presenti nei bar, quelle che finiscono poi per dare la stessa dipendenza di una droga. Canzone piccina ma carina, oserei dire.

Come giudicare quindi nel complesso questa nuova fatica di Ettore Giuradei? Beh, superato lo scoglio del secondo disco, la cui realizzazione spesso è più difficile di quella del primo per il carico di attese che ovviamente si trascina, direi che l’artista bresciano, continua a muoversi con grande abilità sempre in bilico tra genialità e furbizia.

L’estrema ed indiscussa originalità della sua proposta sembra a tratti confezionata con troppa maestria e calcolo di efficacia ed effetto, l’uso frequente di ritornelli che entrano immediatamente in testa, versi spesso minimalisti ma studiati ad arte, sembrano ricordare più da vicino il mondo del pop che quello strettamente legato alla canzone d’autore, ma è pur vero che i temi, trattati nelle sue canzoni e soprattutto il taglio con cui questi sono affrontati, non è certamente tipico della canzone commerciale, quindi alla fine la domanda che mi pongo è sempre la stessa: è più genio o più furbo?

Ma che importa? Le sue canzoni funzionano perfettamente e dal vivo affascina ancor più, dimostrando di saperci davvero fare e forse, ancora una volta, ha ragione lui quando ci canta con tono disperato, “non capirai mai guardami” o forse meglio, ascoltami!

Facebook - Fabio Antonelli


02/02/2011 - Recensione de Il Mucchio.it

“Sarà la limpida Repubblica del Sole, Stupido, non ridere, perdonami...”. Aprendo con i versi della title track del suo nuovo album, ritorna in sella al filo sottile, fantasmagorico, delle sue liriche, per cavalcarlo fino in fondo nella prova che conferma le sue validità, e varietà, autoriali, interpretative, e musicali, l'ormai trentenne Ettore Giuradei. Mai età poteva essere più sintomatica di raggiungimento di maturità e personalità difficilmente dimenticabili e confondibili nel panorama musicale italiano. Con la sua “La Repubblica del Sole” arriva a conclusione del percorso che anche su queste pagine è stato avvistato, segnalato, e atteso con entusiasmo a partire dai precedenti “Panciastorie” ed “Era che così”; verso questo chansonnier dei nostri tempi, che di quella corrente storica e passionale ha prima di tutto le caratteristiche di origine interpretative: il teatro, virato e macchiato nel comico. Ma ben si sa come quell'ironia, quella necessità di comunicazione comica, nasconda lo sguardo di chi sa osservare, elencare ciò che appartiene all'oggi e al giorno. E questo fa il bresciano d'origine, arrivato a essere vagabondo “sovvertitore impegnato del pop”, come si legge dalla sua pagina Web: annotare e consegnare il suo sguardo verso il mondo. Mantenendo compatta la ciurma che fin qui l'ha condotto, il vento in poppa, si avvale ancora una volta del piano del fratello Marco, con Danilo Di Prizio alla chitarra, Alessandro Pedretti alla batteria e Domenico Vigliotti ai suoni. “Se mi andrà bene ti amerò per sempre, se mi andrà meglio morirò per te”, echeggia da “Eva” il cuore nobile di Giuradei, in una sequenza di brani, dieci, che mantengono la fortunata non scelta a una sola timbrica tipologica, spaziando come dimostrano i versi di dissacro impegnato di “La Repubblica del Sole”, e quelli vibranti d'impegno di “Paese”: “L'odore di vergogna, che sembra lavorare, è l'unico rimasto, e non s'è mai staccato, ti tira su la schiena, non è per lavorare, sognare la sirena e smetter di scappare”. Come non si evita, senza falsi pudori, di parlare d'amore, e sue rotte inesplicabili, così da rivolgersi alla vita, come insegnano la già citata “Eva”, e “4 Matrimoni”. Ti entra dentro “Sensazioni”, scavandole e tirandole fuori dai labirinti di ognuno, con la potenza della melodia che esplode generosa e tormentata. Chiudendo con la polka-mazurka-valzer di “Macchinina cocaina”: “La platea è pronta, il cinese guarda e gioca, gioca a Jackpot”, dimostra di ricondurci all'oggi, con il sapore di presente che deve avere, carica di salsedine del mare solcato, un'avventura capace di riscoprire le verità del cuore e dell'animo dell'uomo, che, invitato a scoprire le chitarre solitarie, ingraziate dal piano, e dal pieno degli strumenti, che si aggiungono, per rimanere, forti, troverà un nuovo menestrello d'Italia e non solo, pronto a salpare presto verso un nuovo viaggio.


ilmucchio.it

26/01/2011 - Rassegna stampa per la data di debutto del tour de La Repubblica Del Sole
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La Repubblica




Il Giorno



Brescia Oggi



25/01/2011 - Intervista sul CORRIERE DELLA SERA



18/01/2011 - Recensione de La Repubblica Del Sole su Rockit.it

Hai fatto un primo disco intenso - facendoti notare come un ottimo cantautore con le chitarre elettriche - e poi hai realizzato un secondo album più acustico e con una scrittura in netto miglioramento. Cosa fare per il terzo? L'ideale sarebbe prendere il meglio dai due lavori precedenti, impastando tutto in una sintesi che superi entrambi. Ovvio, scontato, quasi impossibile. A quel quasi, Ettore Giuradei si è attaccato con forza e, insieme al fratello Marco e ai musicisti che da tempo lo accompagnano in tour, ha messo insieme "La Repubblica del Sole", ovvero uno degli esempi più limpidi di pop d'autore partoriti in Italia negli ultimi anni. Come detto, c'è il meglio dei primi due lavori: dopo la parentesi prettamente folk di "Era che così", i suoni e la produzione ricordano maggiormente i brani dell'esordio: si guadagna in pathos, rafforzato anche da una scrittura ormai rodata e che non ha timore di abbandonarsi a sfacciati inni d'amore ("Se mi andrà bene ti amerò per sempre / se mi andrà meglio morirò per te", da "Eva"), né di cercare la strada di una riflessione generazionale. Accade in "Paese", ad esempio, che mette in fila pruderie e bigottismi provinciali tramandati di padre in figlio. È però in pezzi come "La Repubblica del Sole" che Giuradei mette in mostra tutto il potenziale di cui dispone: accompagnato da un video molto riuscito, in cui vengono dissotterrati da una spiaggia i cadaveri eccellenti della cultura italiana, il pezzo è strutturato per entrare in testa con velocità imbarazzante. Strofe rapide, ritornello circolare cantato in modo ipnotico. In sintesi, una perfetta canzone pop. Dai tempi d'oro dei vari Gazzè, Silvestri o Pinomarino, diversi artisti hanno cercato di partire dal cantautorato e dalla sua pesante tradizione, per arrivare alla forma pop. Il percorso contrario è ricco di gruppi che ci sono riusciti con successo, ma questa direzione ha visto ben pochi vincitori, tra i quali Samuele Bersani e Dente. Con questo lavoro, Ettore Giuradei mette la sua ipoteca sulla faccenda. Disco della maturità, della consacrazione, usate pure la frase fatta che preferite, l'importante è ascoltare questo album, entrarci dentro, cantarlo, sentirlo dal vivo, perché è l'album che trasforma Giuradei & Co. in una delle realtà più belle della musica d'autore italiana.


18/01/2011 - Recensione de La Repubblica Del Sole su Blow Up




14/01/2011 - Recensione de La Repubblica Del Sole su Il Corriere di Novara a cura di Massimo Stocchero



12/01/2011 - Nuova recensione de La Repubblica Del Sole su L'Isola Che Non C'Era

A Ettore Giuradei piace giocare. Sarà per i suoi trascorsi da teatrante, a metà tra il clown e l'attore, sarà perchè di questi tempi il gioco, insieme al sogno, è (forse) l'ultima forma possibile di ribellione all'accettazione incondizionata della miseria umana. In ogni caso è proprio con una giocosa professione di utopia che il cantautore bresciano sceglie di dare avvio al suo terzo album, intitolato per l'appunto La Repubblica del sole.
È difficile non pensare alla Città del Sole di Campanella, con la sua società perfetta e ordinata composta da cittadini uguali e liberi dalla schiavitù della proprietà. Ettore però, molto modernamente, lascia da parte le rigide riflessioni sulle strutture sociali e si accontenta di immaginare che ci siano «i sognatori a occupare le poltrone».
L'idea portante dell'album ricorda allora più quella sessantottina della “fantasia al potere”, unita ad una tensione vitalistica che non disdegna la cosiddetta “perdizione” nel piacere (Piedi alati, 4 matrimoni), tanto contraria alla asfissiante morale paesana della «tivù da pasto» e dei videopoker da bar, che Ettore pare conoscere bene (Paese, Il vicino, Macchinina cocaina). E se l'uomo è costretto al conformismo dalla società che lo circonda fin dalla nascita (Sensazioni), una possibile liberazione passa attraverso l'immaginazione e i sogni, o ancora meglio alla passione per una figura femminile al tempo stesso «mitica» e carnale (Strega, Eva), «nuda, furia sublime».
Dal punto di vista strettamente musicale lo sforzo di Ettore di unire il cantautorato tradizionale ad un lato più pop-rock sembra aver prodotto qui una sintesi felice e personale, liberando contemporaneamente il rock dagli stilemi “alla Ligabue” o “alla Vasco” e la musica d'autore dalla nicchia pseudo-jazz in cui da molti è stato confinato negli ultimi anni. Il tutto è reso anche più piacevole dalla vena pop che sforna ritornelli melodici che rimangono in testa, pur evitando abilmente la banalità.
La voce di Ettore non è pop, non è patinata o impostata, e può non piacere, ma forse proprio per questo ha un carattere e una personalità che la rendono ben riconoscibile. I brani migliori del disco sono sicuramente la sorniona title track e l'ipnotica e appassionata Eva. Particolare anche lo sviluppo di Sbatton le finestre che nasce come canzone quasi alla Azzurro di Paolo Conte (sia nel tema della noia, che nell'andamento) per poi trasformarsi in un punk stralunato alla CCCP.


L'Isola Che Non C'era



28/12/2010 - Segnalazione su Rockol.it

Anticipato dall'omonimo singolo (e videoclip) già nel mese di maggio, ecco ora il nuovo album di Ettore Giuradei (già vincitore del Premio Mei d'Autore 2008 e ospite al Premio Tenco lo stesso anno). Per il cantautore bresciano si tratta del terzo capitolo discografico dopo “Panciastorie” del 2006 ed “Era che così” del 2008, un lavoro che giunge quasi in contemporanea con la compilation “La leva cantautorale degli anni Zero”, selezione dedicata ai migliori rappresentanti della nuova musica d'autore italiana, sulla quale Giuradei è presente con il brano, non incluso in questo disco, “Mosè”.
“La Repubblica del sole” è un lavoro leggermente più rock rispetto al precedente disco, ma questo non intacca l'usuale stile bizzarro e surreale dell'artista: nell'album si parla d'amore senza inibizioni (“Strega”), di addii e nostalgia (“Eva”), ma anche di sogni e magia (“Sbatton le finestre”), le domande sociali ed esistenziali ispirate a Pasolini di “Paese” e “Sensazioni”, la triste realtà di alcuni luoghi e abitudini di oggi (“Macchinina cocaina”).
Ettore Giuradei, classe 1981, ha così illustrato il titolo “La Repubblica del sole”: “La repubblica del sole ci sarà per forza. Scomparirà la vergogna e la vita scoprirà finalmente il suo senso di gioco, d’assoluta perdizione nel piacere del pensiero e dell’azione”.


Rockol.it

28/12/2010 - Recensione del concerto di Grottammare


GROTTAMMARE – Un’altra musica è possibile. A prezzi umani (in questo caso gratis, ma il prezzo altrettanto “umano” dei Cd in vendita permetteva di dare il proprio sostegno in soldini oltre che parole). In un teatro caldo e intimo. Seduti. Tranquilli. Che bello.
Ettore Giuradei al Teatro dell’Arancio, Grottammare, lunedì sera. Concerto organizzato in combinazione fra Comune (assessorato alle Politiche Giovanili delegato a Daniele Mariani) e “Stile Libero”, il centro di aggregazione giovanile che nasceva esattamente dieci anni fa e lunedì ha festeggiato il traguardo con l’organizzazione di questo gioiellino dell’intrattenimento intelligente.
Giuradei è un cantautore bresciano, un frullatore di stili e generi, come oggi va per la maggiore. Non è uno stile, forse è l’ode al postmoderno. Combinazione di stili e suoni come unica via di produzione artistica nel tempo in cui si è visto tutto e fatto tutto e sentito tutto. Sarà…. comunque il caleidoscopio di suoni e parole ha funzionato a dovere. Fra qualche pezzo che ci è sembrato un po’ più easy e le rudi ma dolcissime nenie acustico-elettriche che ne tracciano lo stile e il solco.
Tastiere classicheggianti e dai richiami prog, una sessione ritmica robusta con un batterista tutto adrenalina, letti sonori di chitarre acustiche ed elettriche, e la sua voce di bambolina che ha messo le dita nella corrente elettrica. Intimo e aggressivo, testi che ondeggiano fra parole in libertà e versi fulminanti (“Si va avanti non ci si ferma a pensare/A capire che la faccia non serve/Serve la tessera, l’impronta/La catalogazione/L’identificazione/La modernizzazione/La coglionizzazione”). (“Stupito ti spiego cos’è/non capisci/anzi pensi/che quello che dico/non è che lo dico/perché voglio dirlo/ma perché devo parlar/e allora sto zitto/mi faccio da parte/e allora tu pensi/che faccio un po’ il figo/l’intellettuale/non voglio parlare/perché non mi va/è difficile capire/l’incertezza delle cose/la verità che passa/in ogni calice).
Una forza espressiva sincera quanto piazzata sulla scena, che si concede alla recita senza scendere negli stereotipi.
E poi la musica: scorci blues, sprazzi di jazz rock, folk mitteleuropeo, cupo progressive. Toni da cantastorie del Nord, un crooner padano imbevuto nel vin brulè e negli ansiolitici.

Bene bravi bis.

RivieraOggi.it



22/12/2010 - Recensione de "La Repubblica del Sole"


“La Repubblica del Sole ci sarà per forza. Scomparirà la vergogna e la vita scoprirà finalmente il suo senso di gioco, d'assoluta perdizione nel piacere del pensiero e dell'azione”. Ettore Giuradei arriva al traguardo del terzo album, presentato dal brano omonimo e qui commentato dall’autore bresciano. Un video eloquente accompagna questo singolo, in cui si omaggiano alcune delle figure italiane (e non solo) culturalmente più rappresentative, da Pier Paolo Pasolini a Giorgio Gaber, da Federico Fellini a Rino Gaetano, auspicando una possibile rinascita.

Con La Repubblica Del Sole Giuradei torna a graffiare alla sua maniera, raccontando come sempre la vita di provincia con i suoi manierismi e tic, e riempiendo di sarcasmo le sue canzoni. È questo un album più narrativo del solito, con un clima musicale da songwriter piuttosto che da teatrante quale l’avevamo conosciuto sin qua. La sua cifra stilistica resta intatta e le canzoni acquistano ancora maggiore forza espressiva, sintomo di una raggiunta maturità, di chi ormai somiglia solo a se stesso.

Realizzato con la consueta collaborazione del fratello Marco, l’album mantiene la vena surreale e onirica del Nostro, che qui si fa più esplicita e viscerale. Un gran bel ritorno.


SentireAscoltare.com


02/12/2010 - Recensione de "La Leva Cantautorale Degli Anni Zero"

La leva cantautorale degli Anni Zero è la prima raccolta organica sulla nuova canzone d'autore. Il titolo, degregoriano, è del non meno degregoriano Enrico Deregibus. Un giornalista instancabile nel tentativo di valorizzare voci vecchie e nuove del cantautorato italiano. Per questo progetto - 36 canzoni per altrettanti artisti e/o gruppi, tutti rigorosamente under 40 - è riuscito a coinvolgere Mei, Alabianca e Club Tenco. Bella la prefazione di Simone Cristicchi.
Il doppio cd è meritorio. Infastidisce qualche esclusione (Pan del Diavolo, Luigi Mariano, Non Voglio Che Clara). E Vasco Brondi manca perché uscito in contemporanea col nuovo disco. Alcuni brani sono figli della concezione per cui le canzoni son di sinistra solo se annoiano, e a Deregibus andrebbe bonariamente ricordato che continuare a ritenere De Gregori in gran forma è discutibile (a meno che si ignorino gli ultimi dischi e certi avvistamenti Rai a sbranar Generale con Lucio Dalla), ma possono ritenersi dei dettagli. Il progetto vanta un livello medio-alto e merita l'applauso.
Poiché i nuovi nomi lamentano, non senza motivo, di non ricevere attenzioni dalle grandi testate, ho ascoltato e riascoltato il doppio disco. Ecco una recensione in dettaglio, canzone per canzone. In grassetto gli episodi migliori, in corsivo chi sta nel limbo, in formato "normale" gli episodi meno riusciti.
[...]
Ettore Giuradei - Mosè. Una fiammata. Testo, musica: tutto incredibilmente originale. Perfino il cantato, pigro e sciancato. Una perla.

LaStampa.it


28/11/2010 - Recensione de La Repubblica del Sole sul Corriere Della Sera

I premi musicali in Italia, dal Tenco al Ciampi al De André, rischiano di rinchiudere il cantautorato in una riserva indiana che finirà presto per non dialogare più con l' esterno. Ettore Giuradei, 29 anni, queste manifestazioni le ha girate tutte, si è anche fatto notare, ma ha una sensibilità pop che gli permetterebbe di fuggire dalla scatola. Nei testi il bresciano dà il meglio di sé quando fa cadere la penna su alcuni vizi di oggi, le slot machine da bar che sono ormai una droga (Macchinina cocaina) o le liti da pianerottolo (Il vicino). Anche musicalmente gli episodi migliori sono quando i cliché (Piedi alati, Strega) vengono lasciati da parte: lo sviluppo quasi prog di 4 matrimoni, la semplicità quasi da filastrocca e senza puzza sotto il naso di Il vicino. Un po' più di coraggio, non ci sono solo i Premi.

Andrea Laffranchi







04/11/2010 - Articolo su BresciaOggi

Nel frenetico vortice di uscite discografiche «made in Bs» di quest'ultimo scorcio di 2010 si inserisce ora anche Ettore Giuradei: è stata infatti fissata al prossimo 23 novembre la data di uscita del terzo album del cantautore bresciano, «La Repubblica del Sole», che sarà pubblicato su etichetta Novunque/Mizar e distribuito sia su supporto fisico nei negozi da Self, sia in digitale da Pirames International.
L'uscita del disco sarà supportata, a partire dal 2011, da un tour fitto di date nei teatri e nei club: il debutto ufficiale è in programma per il 26 gennaio sul palco del teatro Derby di Milano. Insieme ad Ettore ci sarà la sua band di fedelissimi, formata dal fratello Marco Giuradei al pianoforte, Danilo Di Prizio alla chitarra, Giulio Corini al basso, Alessandro Pedretti alla batteria e Domenico Vigliotti ai suoni.
QUESTI del resto i compagni di avventura con i quali negli ultimi anni Giuradei ha battuto la Penisola in lungo ed in largo, presentando le canzoni dei suoi primi due album «Panciastorie» (uscito nel 2006) e «Era che così» (2008): all'attivo di Giuradei ci sono ormai più di 200 concerti, che hanno senza dubbio contribuito in maniera determinante a consolidare la sua fama di "irregolare" della nuova canzone d'autore e di personaggio fuori dagli schemi quanto basta per suscitare quella curiosità e quell'interesse sempre più difficili da riscuotere.
La sensazione ora è che «La Repubblica del Sole» potrebbe rappresentare per Giuradei una sorta di definitivo trampolino di lancio oltre i confini dei circuiti locali e verso quella stessa platea che già ha decretato il grande successo di artisti per nulla allineati. Intanto il suo brano «Mosè» è stato insertito nella compilation «La leva cantautorale degli anni zero» di Mei e Club Tenco che esce martedì 9.
ANCHE la critica del resto si è già accorta di lui: vincitore del Premio Mei D'Autore nel 2008, ed ospite del Premio Tenco nello stesso anno, il cantautore svetta ormai come pochi fra le nuove leve della moderna canzone d'autore italiana, grazie alla singolarità della sua musica bizzarra e surreale ma anche ad una formazione teatrale che ha consentito di dare indubbia sostanza alla proposta live. Il disco nuovo prende il nome dalla canzone che già da qualche tempo è stata lanciata come singolo, e della quale è stato presentato da pochi giorni un videoclip, già in circolazione su You Tube. Diretto da Giacomo Triglia, il video è stato girato su una spiaggia della Locride, dove il cantautore bresciano va idealmente in cerca di ricordi, vite ed anima di giovani sognatori.
«La Repubblica del Sole? Ci sarà per forza - dice Giuradei a proposito del brano -. La vergogna scomparirà, e la vita scoprirà finalmente il suo senso di gioco, d'assoluta perdizione nel piacere del pensiero e dell'azione».

Claudio Andrizzi

Interviste


INTERVISTA SU ROCKIT
Una lunga intervista che affronta la sua storia, il modo di scrivere canzoni e il suo rapporto con gli altri cantautori - anche se non gli piace la parola cantautore - ma, soprattutto, che ci rivela una piccola e semplice idea: l'Italia deve riappropriarsi delle parole, liberarsi della patria, della nazione, della religione, dell'educazione, e ripartire dal proprio vissuto. Ettore Giuradei inizia parlandoci del suo ultimo album, "La Repubblica del Sole", per finire a ridefinire confini e poetica del nostro Paese. L'intervista di Ester Apa.

leggi l'intervista


INTERVISTA su Nonsolocinema ( leggi l'intervista)

INTERVISTA in streaming su PATCHANKA (Radio Popolare) ( ascolta l'intervista)

INTERVISTA in streaming a cura di Fuori Aula Network (ascolta l'intervista)


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